MORSI La prima call di Scomoda in collaborazione con FoodNet, per sostenere il progetto di prevenzione primaria dei disturbi alimentari, dedicato in particolare ai più piccoli 🧡

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BUCHI
Mara Abbafati

La lampadina fa un ronzio stanco quando apro lo sportello del frigorifero, mi illumina la vita, si spalanca un triangolo di luce nella notte e io ci sto dentro, come un attore che fa il suo monologo nell’occhio di bue sul palcoscenico.

Devo solo scegliere quello che voglio per tappare i buchi, per sfamare quello che mi divora e farlo stare zitto almeno per un po’. 

Tiro fuori una cotoletta di pollo fredda e la mangio a morsi intingendola nel barattolo di maionese. Finisco un sacchetto di patatine intero sgranocchiando e riempiendomi la bocca finché non mi sento pizzicare i lati delle labbra irritati dal sale, passo a una barretta di cioccolato bianco ripiena di crema con granella di nocciole, ma dopo il dolce mi viene di nuovo voglia di salato, azzanno una pizza rossa con la base croccante e unta, i denti inferiori tagliano la crosticina e il pomodoro saporito mi avvolge il palato facendo svanire il gusto troppo dolce del cioccolato bianco. 

Un senso di pace mi pervade mentre mordo e mastico e assaporo il salato, il piccante, il dolce, il croccante, il morbido, sensazioni appaganti che mi fanno dimenticare la solitudine, i fallimenti, la mancanza di tutto.

Sono abbastanza razionale da capire che questa è solo un’illusione, per di più temporanea, dura pochissimo, il tempo di ingoiare e già mi sento una merda perché vorrei tornare a essere com’ero fino a qualche anno fa, quando mi potevo vestire come piace a me, con i jeans stretti e magliette di tutti i tipi senza vergognarmi del rigonfiamento sullo stomaco. «Sono una merda» mi dico accartocciando il sacchetto di patatine vuoto, lo so, ma non posso fare a meno di tappare i buchi altrimenti mi mangiano e mi fanno bruciare il cervello, la testa mi scoppia, non riesco a stare ferma, non funzionano gli hobby, i film, i libri, le passeggiate che tutti consigliano; non c’è niente che mi faccia dimenticare la voglia di sentire il gusto di una merendina morbida ripiena di crema di latte che mi scalda il palato facendomi sentire stretta in un abbraccio come se fosse vero.

A volte riesco a percepire così tanto il vuoto dentro di me e il silenzio fuori di me che immagino me stessa, come in una serie di diapositive, mentre mi infilo le Kinder brioss intere in bocca, una dopo l’altra, con foga, cerco di soffocarmi spingendole in gola mentre mastico, mi sembra quasi di sentirne il sapore e continuo a premere e a premere e a premere. 

Poi mi accorgo che lo sto solo immaginando, apro l’anta verde della credenza, infilo la mano dentro senza guardare e ne tiro fuori una, strappo la bustina di plastica, do quattro o cinque morsetti consecutivi alla brioche senza mollarla e inizio a masticare con furia.

Il palato è pieno, mi sembra di sentire una mano sulla guancia che mi accarezza, continuo a mordere velocemente, mastico a bocca piena mentre già mi sento vuota di nuovo e infilo ancora la mano nella credenza per tirarne subito fuori un’altra. La mangio lì, in piedi, fissando l’interno dello sportello con gli occhi socchiusi, in quel momento vedo un buco nero che mi tira dentro di sé e mi lascio prendere, scaraventata nel vortice magnetico e nel buio che mi trascina alla deriva dell’esistenza, ai margini dell’universo a galleggiare nel vuoto.

Mara Abbafati

Mi occupo di editing, traduzioni e sottotitoli. Ho collaborato con le riviste L’Irrequieto e A few words. Alcuni miei racconti sono apparsi su antologie e riviste tra cui Blam, Micorrize, Bomarscé, Narrandom, Carie…

Instagram: @mara_abbafati

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