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LA GUERRA
Francesco Casini

– Generale?

– Tenente.

– U18 pronto.

– Il trasporto è stato effettuato?

– Signor sì signore.

– Il trasportato è stato avvistato?

– Signor no signore.

– Tutto è organizzato secondo accordi?

– Signor sì signore.

– Il maggiore e il colonnello sono stati avvisati?

– Signor sì signore.

– Saranno presenti all’operazione?

– Signore entrambi hanno espresso rammarico per la loro assenza signore.

– Videosorveglianza?

– Disattivata dalle unità d’intelligence.

– Unità di difesa?

– Collocate alle uscite.

– Tuta latex antiabrasiva?

– Reperita.

– Sospensorio?

– Procurato.

– Morso e briglia?

– Recuperati.

– Lubrificante.

– Aromatizzato al mango signore.

– Costume da pony pelo lungo blu con coda arcobaleno e protesi in silicone?

– Collocata.

– Croce altezza naturale in acciaio serigrafato con catene e cori angelici preregistrati.

– Eretta.

– Bagno chimico con doccino collegato ai reflui con illuminazione ultravioletta e scritte blasfeme sulla ceramica.

– Edificato.

– Tavolo, dico, tavolo operatorio da campo con cavigliere e polsini di contenimento e clistere equino, spremitesticoli e pompa per il vuoto?

– Attrezzato signore.

Il generale scattò in piedi soddisfatto.

– Molto bene tenente, mi porti sul posto.

~

L’elicottero Saraph AH–64D atterrò sulla piazzola ondeggiando sotto le raffiche del vento. Il generale saltò giù con ufficiali e segretari al seguito. Sostò per un attimo sotto le pale in decrescita a osservare una nube di sabbia all’orizzonte. Il protocollo vietava di fermarsi nei pressi dell’elicottero, quindi il gesto sottolineava una particolare grevità.

– Il Simun è più polveroso e secco del solito – sentenziò il generale.

Il capannello di uniformi e lustrini al seguito annuirono rumorosamente.

– Non mi è mai piaciuto il vento del Sahara – disse il generale, poi compiaciuto aggiunse – Non mi è mai piaciuto niente che provenisse dall’Africa a dirla tutta.

Quasi scattò un applauso e qualcuno lasciò andare un “bravo!” con intonazione italiana. Un tenente più spavaldo degli altri ebbe fiducia nella confidenza del momento e provò a fare dello spirito.

– Be’, generale, questo non comprometterà l’operazione – disse in tono malizioso.

Calò il silenzio. Il generale si voltò e lo fissò serio. In fine sorrise.

– Un po’ di sabbia può solo aggiungere divertimento.

Scoppiarono tutti in una risata nervosa. Appena il generale si incamminò verso la base tattica r–342 la truppa si scambiò degli sguardi basiti. Il gruppo continuò spedito attraverso l’entrata principale. Tagliarono rapidi il campo entrando nel blocco 2F. Scesero sette piani interrati scambiando saluti con i sottoufficiali a guardia. Aprirono due porte di sicurezza, un portello verticale antinucleare, due porte di legno e tre di alluminio, infine giunsero all’unità dedicata ai lunghi contenimenti e quarantene.

Il generale si congedò dal resto del gruppo ed entrò.

Il giovane Zayt avvolto in un thube celeste trasalì.

– Non avere paura.

سيدتي أرجوك أن ترحمي

Il generale che mal capiva e mal tollerava l’arabo fece segno di star tranquillo al giovane ragazzo.

من فضلك، عائلتي انفجرت، كلهم ماتوا، ساعدوني

– Sshhs, tranquillo, sei al sicuro.

Il generale lo abbracciò paternalmente e gli carezzò la schiena. Il ragazzo scoppiò a piangere nascondendogli il volto nella spalla.

أرى أجسادهم المهملة والمنزوعة الأحشاء، لا يرحلون أبدًا، لا يرحلون أبدًا

Dopo poco Zayt avvertì l’erezione del generale crescere nei pantaloni e si allontanò inorridito cominciando a invocare Allah. Il militare provò a scusarsi – erano le lacrime a farglielo venire duro.

~

Fuori i tenenti cercavano di ammazzare il tempo.

– La sborra cammina.

– Cosa intendi.

– Certo è ovvio, gli spermatozoi si muovono – intervenne un altro.

– No, non gli spermatozoi, intendo proprio la sborra.

– Il liquido?

– È la stessa cosa – insistette l’altro – gli spermatozoi si muovono smuovendo la sborra.

– No, sto dicendo che la sborra quando cade sul pavimento si espande.

– Tenente mi meraviglio di lei, non è la sborra che si muove, è la forza di gravità che la schiaccia sulle superfici.

Uno degli interlocutori strabuzzò gli occhi per la rivelazione. A quel punto intervenne il capitano che aveva tremilacinquecento ore di volo su apparecchi militari. Fece cenno ai tre di tacere alzando la mano.

– Colleghi ragioniamo un attimo. Come fa la gravità ad esercitarsi su un liquido così infimo. È chiaro che sia la pressione atmosferica a schiacciare la sborra.

– La pressione?

– Certo, il peso dell’aria sulle nostre teste.

Uno dei tenenti annuiva sbalordito dall’erudizione del suo superiore.

– Non sono convinto. Dentro la donna la sborra cammina, altrimenti come farebbero a rimanere incinte.

– Quelli sono gli spermatozoi!

– State facendo una confusione terribile.

All’improvviso si bloccarono tutti sentendo un urlo inumano provenire dalla cella di contenimento e quarantena. Per un momento si preoccuparono, poi sentirono la voce del generale cantilenare la celebre filastrocca “sotto la capra la capra crepa, sopra la panca la capra… yuhuuuuuuu!”. I militari si scambiarono delle occhiatacce maliziose.

– Sicuro che la sborra del generale adesso è in movimento!

Tutti risero sommessamente, timorosi d’essere uditi. Il tenente colonnello che fino a quel momento era rimasto in disparte, si fece avanti.

– Credo di capire quale sia la soluzione della vostra contesa.

Fece una pausa drammatica per assicurarsi di avere l’attenzione di tutti.

–È l’entropia signori miei, l’entropia.

~

Zayt era disteso sul pavimento, nudo, con il viso bagnato dalle lacrime. Il generale anch’esso nudo fatta eccezione per una maschera antigas, lo intimava di seguire le sue indicazioni.

– Dead, capisci? Morto, fai il morto.

Zayt sentiva su di sé l’odore della colonia dell’uomo e del sangue provenirgli dalle parti basse. Ogni tanto era scosso da fitte di dolore all’ano e spasmi muscolari delle cosce.

– اقتلني، أرجوك اقتلني، أريد أن أرى عائلتي مرة أخرى، يا أمي! الله! لم تخليت عني.

– Stai al gioco, cerca di entrare nella parte. Ti trovo sotto a le macerie del tuo villaggio, esanime, ma sexy…

Il generale mentre gesticolava mise un piede su una macchia di lubrificante e perse l’equilibrio. Per poco cadde.

– Maledizione, qui è un campo minato!

– سبحانك الله . تبارك اسمك وتعالى جلالك ومجدك.

Il generale lo fissava dall’alto, scuotendo la testa e massaggiandosi lo scroto.

– Zayt sono un po’ deluso. Ti vedo sulla difensiva.

– سأقتلك أيها الخنزير القذر! سوف أقتلكم جميعا! خنزير غير مخلص!
– Senti, facciamo un giro sulla croce?

~

– E allora il piscio? Se la sborra cammina, anche il piscio!

– Ma il piscio è liquido! La sborra invece è colloidale.

Il generale uscì dalla camera di contenimento e quarantena, sistemandosi la cravatta, e tutti si irrigidirono sull’attenti.

– Riposo soldati.

Guardò l’orologio e poi impuntò le mani sui fianchi.

– Direi che oggi abbiamo fatto il nostro porco dovere. Questa battaglia è vinta!

Si alzò un coro di complimenti, pacche sulle spalle e strette di mano.

– Ricordate però: la guerra non è finita.

Adesso tutti si fecero seri.

– Finché anche uno soltanto di questi animali agiterà le anime della sovversione, la democrazia non potrà avere pace.

Tutti abbassarono lo sguardo annuendo.

– Siete congedati, andiamo a bere.

Il capitano alzò le mani in segno di resa.

– Perdonatemi ma mia moglie mi uccide se non torno per cena.

Il tenente colonnello lo afferrò per la collottola.

– Di’ a tua moglie che è un ordine!

Il capitano guardò il generale invocando pietà con lo sguardo.

– Hai sentito il tuo superiore. Vuoi andare alla corte marziale?

– Meglio di mia moglie signor generale!

Tutti risero, poi si allontanarono scanzonati.

Francesco Casini

Francesco è nato a Paramaribo durante la guerra civile surinamense. Prima di riuscire a evacuare assieme ai genitori nella Guyana francese, rimane sfigurato in un incendio nel corso di una rappresaglia dei Jungle Commando. Rimpatriato si stabilisce a Pisa dove in età adulta si dedica a studi antropologici. Il suo sogno è raccontare l’orrore della guerra che ha vissuto sulla propria pelle.

Instagram: @frn.csn

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