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REQUIHELL
Andrea Belushi
Qui la notte cade lenta e timida dai tetti
il tramonto è ninnananna per uccelli
gatti in calore
fiori stanchi
e vecchie architetture di un’epoca ormai fottuta
Ogni giorno le scale perdono un pezzo
tutto invecchia velocemente
ma c’è una luce bellissima alle prime luci dell’alba
che ti spalmeresti addosso
per scacciare il dolore
che non si fa toccare
ma ti sfiora
carezzevole come schiuma
Tita ha gli occhi delle anime
che chiedono perdono
Tita è una ragazza sveglia
colma di vita e stagioni infinite.
Il suono dei suoi minuscoli passi
è la ricerca ossessionata di un amore senza scrupoli
logica
o compromessi.
C’è del latte in frigo
destinato a invecchiare senza esser mai nato
Consumo meno caffè
la doccia non si allaga più
e lascio l’asciugacapelli di sotto
Ho ricominciato a fumare in bagno
ma solo quando cago
Dormo sul divano
dove Hilary ha mangiato il mio Gulash
ci dormo benissimo
e Tita appoggia la testa sul cuscino dietro al mio.
È felice
dorme come un ghiro coccolato dalle stelle
La vita mi scorre tra unghie sporche
lavatrici dimenticate
mura amiche
e voglia di salvarmi
Questa casa ha ancora voglia di cantare
ma certe volte tossisce
si piega su se stessa.
Devo prendermene cura finché posso
perché è diventata una bambina che ha paura di giocare
una balena sazia
un’altalena che lotta contro la ruggine.
Ci parliamo
arrendevoli
sfiorando le prime luci del mattino
ammiccando sensuali risuoni passati.
Ora queste mura si nutrono di lacrime
sospiri
eiaculazioni
musica ostinata
fantasmi onirici dalla coda in fiamme
Chiudo la porta di casa per andare a lavoro
Tita mi guarda
come se non dovessi tornare mai più
i suoi occhi diventano grandi come il vuoto cosmico
un vortice in un ramen assassino
Ho paura
una paura fottuta
di affrontare gli animali fuori da questa casa
Tutto é stracchino
spalmabile
adorabile
naturale come una carezza
Le vite degli altri?
benedizione casuale
avventura a denti stretti
chi mi ha messo al mondo
mi ama follemente
di un amore silenzioso e profumato
come milioni di soli timidi
che si sussurrano carezze molecolari
Loro hanno scelto di vivere insieme
fino alla fine
si rispettano
ogni tanto si punzecchiano
per noia
ma senza malizia
senza violenza
amano la bellezza del creato
e creano bellezza
come cuccioli di squalo vestiti eleganti
Fumo
fumo tante sigarette nel weekend
quelle lunghe
quelle eterne
un lento suicidio
un proiettile tra le fauci
silenziato dall’anima.
Le cerco
vado dal tabaccaio e indico il pacchetto
mi assicuro di avere almeno due confezioni di cartine lunghe
per non rimanere senza
per non uscire
evitando di incontrare ancora animali
nelle domeniche
che svaniscono tra hangover
ansie
pensieri di fallimento estenuanti
per arrivare a sera
col solo pensiero di prendere trenta gocce
biglietto di sola andata per il lunedì
Questa poesia lunga
con tanti versi
è una cascata infernale
che scava negli anni che mi sento addosso
e iniziano a pesare
un’infinita quantità di acqua acida
che trasporta la mia infanzia
con uno scroscio idrico impetuoso
violento
che supera la nebbia
spreme ricordi
scavalca goffamente rimorsi
vergogne
e la volontà di reagire
Ho paura
il corpo si ribella
il mio cuore é antimateria commestibile
un mercante derubato che striscia nel deserto
un nido ammuffito
una giacca che non potrai più indossare
ma che guardi a denti stretti ogni volta che spalanchi l’armadio
in cerca di mondi sommersi e soffocanti
È solo una poesia
forse troppo lunga
ma non riesco a smettere
non ho sonno
perché sono inquieto
e non ho voglia di perdere le parole
Tra poco
qui
gli uccelli celebreranno il nuovo giorno
piccoli bastardi del cielo
col vizio del canto
Non ho voglia di dormire
ma mi stenderò sul divano
con la grossa faccia di Tita
che sorveglia i miei sogni
un Morfeo grottesco
un Morfeo materno
sento vibrare un motore a spinta sensibile
un conflitto di ricordi migranti
che fluttuano coltivando il terreno del mio stupido arido cuore
con lacrime
sputi
e suoni devastanti
L’alba é un funerale di giorni perduti
la carezza della melanzana bianca mai mangiata
un cavallo che chiama l’erba “mamma”.

Andrea Tocci (in arte Andrea Belushi), nato a Foligno (PG) il 16 settembre 1984. Di Domenica mattina, sotto il segno dei postumi. Cantautore presso tre band: Wonder Vincent (band Stoner – rock sciolta ma con 2 album registrati), Gattuzan (band Lo-fi psych pop con un solo album registrato ma contenente ben 32 canzoni), Greasy Kingdom (psych-pop con un album uscito nel 2023). Ho scritto poesie dai 18 ai 21 anni, poi mi son dedicato principalmente alla musica girando Italia ed Europa per anni. Ho ricominciato a scrivere nel 2023 buttandomi perlopiù su racconti brevi e altra robaccia.


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